Il suolo è la base di tutto ciò che un'isola può fare. Il territorio ha un confine netto, il mare, e ogni area costruita o impermeabilizzata viene sottratta in modo difficilmente reversibile all'agricoltura, alla natura e al paesaggio. Il suolo consumato pesa anche sulla sicurezza, perché molte isole sono fragili dal punto di vista idrogeologico e frane e alluvioni colpiscono territori piccoli e densamente abitati.
Il quadro cambia molto da un'isola all'altra. Ischia, Capri e Procida hanno una parte consistente del territorio già occupata, mentre Capraia conserva quasi tutto il suo suolo naturale. Il dato più incoraggiante riguarda gli ultimi anni. Tra il 2022 e il 2023, sulle isole analizzate, si sono consumati meno di otto ettari, e in dieci isole il consumo è stato pari a zero. Contano anche le esperienze di rigenerazione. A Giannutri un nuovo centro servizi del Parco ha riqualificato un'area degradata al centro dell'isola. A Pantelleria il progetto Giardini panteschi valorizza agricoltura e paesaggio. A Gorgona si sperimenta una gestione del terreno agricolo basata su compost e biochar.
Monitorare il consumo di suolo serve a capire se le scelte amministrative stanno davvero andando verso l'azzeramento. Un'isola che si ferma oggi conserva margini, una che continua a costruire li perde per sempre. Guardare l'andamento nel tempo, oltre alla fotografia di un anno, permette di distinguere chi ha ereditato un territorio già costruito da chi sta decidendo come usare quello che resta.