L'acqua è la risorsa più delicata di un'isola. Spesso mancano fiumi e grandi falde, e l'acqua potabile arriva dalle navi cisterna o dai dissalatori, due strade che richiedono energia e costano. Ogni goccia persa lungo la rete è una goccia che qualcuno ha dovuto portare o produrre.
Nelle isole analizzate la dispersione idrica media supera il 40%, un valore che il rapporto indica come primo problema da risolvere. Ci sono però isole che dimostrano che si può fare meglio, con perdite sotto il 20% al Giglio, a Capri e a Ustica. Altre stanno migliorando, come le Eolie, Salina e Sant'Antioco, dove le perdite sono diminuite rispetto al 2018. Il consumo medio per abitante è in calo. Per le isole che ancora non la usano, la dissalazione viene indicata come passaggio ormai inevitabile, con costi che potrebbero ridursi nei prossimi anni. Si guarda anche al riuso delle acque piovane e delle acque grigie, e a sistemi in cui produzione di energia e di acqua potabile vengono pensate insieme.
Monitorare perdite e consumi serve a capire quanta acqua arriva davvero ai rubinetti e dove intervenire per prima, perché una rete che perde metà dell'acqua rende poco utile qualsiasi impianto nuovo. Il confronto tra isole e tra anni mostra chi ha invertito la rotta e chi no, e orienta l'uso dei fondi, come quelli statali previsti per l'approvvigionamento idrico nelle isole con meno di quindicimila abitanti.